By | Marzo 24, 2020
Consulenza direzionale per migliorare il rendimento dell'azienda

Il mondo delle consulenze è un po’ come tentare la sorte provando a estrarre il bastoncino più lungo per vincere il premio: una volta su quattro non porta risultati. Soprattutto se si tratta di consulenza direzionale (vedi quella offerta da Vittorio Pupillo).

Questo accade perché in genere, un consulente direzionale non si occupa effettivamente di migliorare il rendimento dell’azienda, ma d’indottrinare in manager a essere ancora più manager, a calarsi ancora di più in quella figura del famoso ”mega direttore” riservato e poco presente con i suoi dipendenti, che fa tantissime riunioni, che si focalizza sulla produzione di dati aziendali da analizzare e che propina montagne di diapositive.

Se va bene e la società ne trae qualche beneficio, il merito andrà sicuramente al consulente direzionale che ha saputo consigliare al meglio, altrimenti la colpa sarà del settore commerciale che non ha saputo mettere in pratica le linee guida del consulente.

Tuttavia, una consulenza direzionale può portare benefici all’azienda, purché la consulenza tocchi determinati punti fondamentali e dia delle dritte che vadano nella giusta direzione su elementi chiave. Vediamo quali.

Consulenza direzionale: cosa deve trattare

  1. Internazionalizzare l’impresa, ossia cercare di farla conoscere all’estero. Ovviamente, l’andamento a livello nazionale deve essere già buono, altrimenti potrebbe risultarne solo una perdita di soldi.
  2. Fondersi con altre imprese. Ottima soluzione se l’obiettivo è quello di aumentare l’interesse di mercato, ma se l’intento è quello di tagliare i costi generali, questa manovra potrebbe distrarre dagli obiettivi veramente importanti.
  3. Posizionare l’impresa sul mercato. Parliamoci chiaro, cercare di copiare le strategie dei leader di mercato è assolutamente quello che in realtà non andrebbe fatto, quindi prima di tutto, bisogna diffidare da chi consiglia di farlo. Va bene studiare la concorrenza, ma in realtà, per fare l’opposto.
  4. Strategia di marketing Blue Ocean. Consigliato solo per gli imprenditori che vogliono lanciare un nuovo prodotto sul mercato. Non si tratta di una vera e propria strategia e non comprende un metodo per raggiungere la clientela: quello dipende sempre e comunque da te.
  5. Capire cosa vuole la clientela. Sì, stiamo parlando d’indagini di mercato e sappi che non funzionano. Molte di queste ricerche hanno come risultato l’interesse di un potenziale cliente nell’acquisto del tuo prodotto, ma non è detto che quello stesso cliente sia realmente disposto a comprarlo. L’idea può essere interessante, ma può realmente servire? Questo, le indagini di mercato non lo dicono mai.
  6. Web Marketing e pubblicità sui canali social. Questa strategia, se inserita all’interno di un ”pacchetto” che prevede marketing, posizionamento e vendita, allora ha un senso. In caso contrario è una perdita di soldi.
  7. Aggiornare la direzione commerciale per migliorare le vendite. La vendita è una fase che sta all’interno di un percorso più ampio che va dal posizionamento, fino al post vendita. Tutto ciò che sta nel mezzo deve essere seguito e studiato alla perfezione. Se la soluzione proposta non prevede una strategia per ognuno dei passaggi all’interno di questo percorso, non varrà la pena applicarla.
  8. Formazione professionale. Per aumentare il rendimento dei dipendenti è fondamentale, a patto che durante la formazione gli venga insegnato cosa è realmente produttivo fare. Quindi, occhio a chi affidi il compito di formare i tuoi dipendenti.
  9. Business Coaching. Valido solo se il ”coach” è realmente esperto di marketing, vendite e strategie aziendali. Solitamente invece, si tratta di consulenti, quindi, valuta l’utilità.